Ala Centrale

Il bocchirale

La Sala del Bocchirale, che mette in comunicazione il cortile col giardino, reca al suo interno uno splendido arazzo francese del ‘600 trapuntato con perline e raffigurante animali esotici, proveniente, per eredità, dal castello di Lux in Borgogna. Pregevole anche il busto maschile classico databile ai primi del ‘500 probabilmente opera di Antonio Lombardo. Notevole anche il bel cancello di ferro battuto di Giulio Pellegrinelli e il busto del Cristo, opera di Alvise da Cà e risalente ai primi del ‘700.

Ornano la Sala anche quattro vasi a tromba di terracotta dipinta in cineseria del secondo Settecento.

Sala Rossa

Nella Sala Rossa, insieme a sei paesaggi ovali del Brescianino, sono appesi i ritratti di Giampaolo Meli Lupi e della moglie Ottavia Rossi. Nota di indubbio pregio nel mobilio della Sala sono il divano e le poltrone, tappezzati personalmente, al piccolo punto, dalla Principessa Anna Meli Lupi di Soragna, nata Grillo dei duchi di Mondragone e vissuta nel XIX secolo. Un basamento intagliato e dorato sostiene una serie di grandi vasi giapponesi settecenteschi di Himara.

Sala biliardo

Proseguendo, si accede alla Sala del Biliardo Antico, detta anche Galleria degli Antenati, con la settecentesca tavola da biliardo, impreziosita da una cinquecentesca coperta di cuoio di Cordova, mentre alle pareti è possibile ammirare i ritratti di famiglia, tra i quali merita indubbiamente menzione il dipinto che raffigura l’enigmatica Donna Cenerina. Semplice e pregevole, all’interno della Sala, il camino opera di Alberto Oliva.

Sala Stucchi

Si può procedere poi alla volta della Sala degli Stucchi, un grande Salone quadrato la cui fastosa decorazione, perfetta testimonianza del più caratteristico barocco di fine ‘600, è dovuta all’opera di Ferdinando e Francesco Galli, detti i ‘Bibiena’, che hanno dipinto il soffitto con scene della gloriosa storia della famiglia Meli Lupi e delle loro vittorie contro gli ottomani, sia al servizio dell’Impero, sia della Repubblica Veneta (ai quattro angoli della Sala sono presenti, alternati, i simboli dell’Aquila imperiale e del Leone di San Marco sopra una testa di turco). Pregevoli le pitture contornate da stucchi, sempre opera dei Bibiena, nonché le scene di gusto classico che ornano le pareti dello stesso salone.

Galleria dei poeti

La Galleria dei Poeti è divisa in tre parti: la prima, affrescata dai Bibiena, riprende i motivi decorativi della Sala degli Stucchi, la seconda, affrescata con soggetti letterari e classici per opera del pittore cremonese Giovanni Motta, è la più ampia e misura ben 62 metri, mentre la terza parte è dedicata al tempietto d’Apollo, dio della poesia, cui si accede mediante quattro gradini. Le decorazioni di quest’ultimo ambiente sono ispirate principalmente al motivo del cigno, la figura che simbolicamente rappresenta il dio Apollo. La Galleria dei Poeti reca poi le erme di dodici fra i maggiori vati della storia. Intorno sono raffigurati i motivi principali della poesia di ciascuno e riportati alcuni dei versi più significativi: l’Italia è rappresentata da Dante, Petrarca, Ariosto e Tasso, il mondo latino da Orazio, Virgilio, Ovidio e Lucrezio, mentre la Grecia classica trova i suoi testimoni in Omero, Sofocle, Pindaro ed Anacreonte. L’ambiente è notevole anche per la perfetta acustica. Da qui un tempo si accedeva al teatro, opera del Bibiena, oggi scomparso.

Cappella di Santa Croce

Sicuramente da visitare è poi la Cappella di Santa Croce, fatta erigere nel primo Seicento come oratorio e tomba di famiglia. Giacciono qui Ugolotto Lupi (m. 1351) e Francesco Meli Lupi (m. 1669) di cui si può ancora leggere il curioso epitaffio che dettò per se stesso:
Quivi giace a marcir entro l’avello nudo senza vigor, vile, fetente, un lupo per venir celeste agnello
L’oratorio fu costruito da Vigilante Petardi di Cremona per il Marchese Giampaolo di Soragna nel primo ‘600 e fu utilizzato per due secoli come tomba di famiglia.
La costruzione sacra, di stile barocco, è ornata da un altare composto di marmi vari, opera di Pietro Oliva di Parma, mentre la Pala, rappresentante la crocifissione, è di Giovanni Bolla.
Sul lato destro, murati nella parete, i resti del sarcofago in pietra di Ugolotto Lupi, risalente al 1351, monumento funebre qui ricomposto dal Tomba nel 1821 e proveniente dalla chiesa gotica parmense di San Francesco al Prato. Da rilevare anche l’interessante rilievo marmoreo opera dello scultore lombardo Giovanni A. Amadeo, raffigurante un ‘Ecce Homo’ recante le scritte ‘Diophebus Lupus fecit fare 1470’ e ‘L.A. de Amadeis fecit hoc opus’.

Sala da Pranzo

La Sala da Pranzo, pregevole per gli intagli dorati, contiene quattro begli ovali settecenteschi di Felice Boselli, rappresentanti nature morte con figure, racchiusi in cornici settecentesche di Francesco Seracchi, cui si deve probabilmente anche il cassettone intagliato. Il soffitto è ornato da un affresco del cremonese Pietro Ferrari, con Giampaolo III ed il figlio Diofebo in veste di guerrieri romani che sovrintendono all’edificazione della chiesa di San Rocco in Soragna avvenuta nel 1661. E’ presente anche una preziosa collezione di piatti bianchi e blu della manifattura di Savona risalenti al XVIII secolo.

Sala D’armi

Nella Sala d’Armi sono raccolte le armi usate dalle guardie feudali nei sec. XVI e XVII. Tra i vari tipi di strumenti di offesa e di difesa, fra cui alabarde, fucili a pietra, caschi, spade, sciabole antiche e una bandiera spagnola del sec. XVIII, tutti rigorosamente originali, è posto anche un magnifico cannone di ferro, seicentesco, ottimamente conservato. E’ presente anche un frammento di stendardo in cuoio recante le armi della famiglia Meli Lupi.

Galleria delle Monache

La tradizione vuole che le celle delle monache di famiglia fossero ubicate appunto nella Galleria delle Monache. Qui sono esposti, in una specie di museo del costume, un’antica portantina (sec. XVIII), una culla con lo stemma di famiglia intarsiato (sec. XIX), un girarrosto, un curioso velocipede (sec. XIX), una carrozzina (sec. XIX), una macchina elettrostatica (sec. XVIII) e un’anfora da vino proveniente dal mar di Corsica. Una raccolta di stampe dei castelli degli Stati Parmensi adorna le pareti, il mobilio risale al ‘700. Interessanti, all’interno della Sala, la bella serie di fotografie ed autografi di personalità nonchè i ritratti di personaggi di casa Farnese. In quattro vetrine sono altresì esposti costumi e vesti del ‘700, le decorazioni conferite in passato a membri della famiglia, oggetti provenienti da ritrovamenti archeologici ed ancora armi antiche e moderne di vari Paesi.

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